A.C. 1716-A e abbinate
Grazie, Presidente. Usciamo da una discussione molto impegnativa che c'è stata nei giorni scorsi, in quest'Aula, sul decreto Sicurezza e quando parliamo di Polizia locale decliniamo un aspetto fondamentale delle politiche per la sicurezza sul territorio.
Noi riteniamo che una legge sulla Polizia locale sia assolutamente necessaria. È necessaria, perché il quadro normativo è datato, è vecchio, è frammentato e perché negli anni le funzioni della Polizia locale si sono ampliate, inevitabilmente, senza un adeguato riconoscimento, un adeguamento ordinamentale. Quindi è necessaria, perché la sicurezza urbana oggi richiede strumenti moderni, coordinati e coerenti: strumenti coordinati, perché sono tanti gli attori che agiscono sul territorio, nelle città, nelle periferie e nelle aree interne per garantire la sicurezza o, comunque, la percezione di sicurezza che i cittadini oggi tendono a non avere o hanno smarrito. Noi siamo di fronte, quindi, a un tema ineludibile. Il riordino è opportuno, anzi, direi di più: urgente.
Proprio perché condividiamo questa esigenza, vogliamo essere chiari su un punto: la sicurezza non coincide - ripeto, non coincide - con una maggiore diffusione delle armi. Il nostro obiettivo è chiaro: noi vogliamo meno armi in circolazione. La Polizia locale non deve essere autorizzata al porto e all'uso dell'arma al di fuori del servizio: è una scelta di equilibrio e di responsabilità che mantiene la funzione della Polizia locale, che è diversa da quella della Polizia della pubblica sicurezza, nell'alveo della sicurezza di prossimità, cioè una funzione di polizia civile, di controllo del territorio, di prossimità del cittadino che, però, è diversa da quella della Polizia in senso generale. Evita, quindi, un'estensione impropria della dimensione armata e riduce i rischi connessi alla circolazione diffusa delle armi. Attenzione perché questo è un tema molto importante: basta vedere quello che succede in altri Paesi, negli Stati Uniti che sono l'ispirazione di tanti modelli di comportamento civile e non solo civile, anche nelle nostre realtà.
La sicurezza si costruisce con una presenza nel territorio e noi vogliamo rafforzare la presenza nel territorio. Noi non siamo quelli che non vogliono le divise, ne vogliamo di più, anche di diversi corpi, ma vogliamo che esse lavorino in un quadro di coordinamento e che non facciano tutte le stesse cose perché ogni Polizia, ogni organo di sicurezza svolge una funzione diversa dagli altri. C'è la prevenzione, c'è la professionalità e il coordinamento: la sicurezza non deriva da un uso generalizzato, estensivo delle armi.
Posto questo tema generale, entrando nel merito del provvedimento, è stato già evidenziato in Commissione dai nostri colleghi, dal collega Mauri e dalla collega Bonafe', che il primo elemento critico che noi cogliamo riguarda la struttura di questa delega: è una delega troppo ampia che rischia di lasciare al Governo margini eccessivi su questioni fondamentali, come funzioni, ordinamento e poteri degli operatori. Su un tema così delicato, quindi, il Parlamento deve definire criteri direttivi più puntuali, più vincolanti e non generici per evitare che ci sia uno scivolamento verso una normazione sostanzialmente rimessa tutta completamente all'Esecutivo attraverso i suoi decreti legislativi.
Secondo punto, il modello di sicurezza: non emerge con chiarezza sufficiente l'assetto complessivo dei rapporti tra le Forze della Polizia locale e le Forze di Polizia statali, come dicevo prima, tra i livelli istituzionali. Il rischio è di sovrapposizioni operative, ambiguità di ruolo e, quindi, inefficienze, perché quando si hanno diversi Corpi di polizia che agiscono sul territorio il primo problema è esattamente quello del coordinamento e di evitare le sovrapposizioni sia nella fase preventiva sia, per esempio, nella stessa funzione di polizia giudiziaria, qualora vengano chiamati a svolgere questa funzione, sia nella fase operativa. Noi proponiamo, quindi, un modello di sicurezza integrata in cui la Polizia locale sia pienamente valorizzata nella dimensione di prossimità, ma resti chiara la distinzione rispetto alle funzioni proprie delle Forze di Polizia statali.
Terzo punto sul quale segnaliamo la nostra critica: un riordino ordinamentale senza adeguate risorse rischia di essere solo formale. Il punto è questo alla fine, perché in questi anni, dal 2022, questo Governo ha cantato, ha narrato il tema della sicurezza, della Polizia, ma poi, alla fine, a cosa si è arrivati? Si è arrivati ad una riduzione delle risorse, una riduzione degli organici, bassi stipendi e con il decreto Sicurezza anche norme che delegano discrezionalmente alla Polizia l'applicazione di alcune norme che noi abbiamo definito “liberticide” e che consentono alcuni provvedimenti, tipo il fermo di Polizia e tante altre cose, senza che vi sia un mandato del magistrato.
Tutto questo rischia di essere molto grave. Servono, invece, investimenti sul personale: bisogna assumere personale, bisogna formare il personale in maniera continuativa, occorrono strumenti tecnologici adeguati e bisogna dare a questo personale adeguate coperture di reddito, perché i rischi sono alti; sono lavoratori dell'ordine pubblico, sia quelli della Polizia locale, sia quelli degli altri organi di Polizia.
Per questo consideriamo il provvedimento veramente insufficiente. Rischia anche di trasferire la responsabilità agli enti locali senza un adeguato sostegno, che è un'altra questione critica che noi abbiamo sollevato, perché i comuni sono stati lasciati soli in questi anni. Si è scaricata sui comuni la responsabilità di garantire la sicurezza nelle strade e nei territori senza dare loro i mezzi. Su questo tutti i comuni, tutti i sindaci si sono espressi criticamente nei confronti del Governo, non solo i sindaci del centrosinistra, delle forze di opposizione, ma tutti i sindaci; tante manifestazioni hanno visto partecipazioni trasversali su questo punto per sollecitare il Governo.
Non ci sfuggono, tuttavia, alcuni elementi positivi, cioè il riconoscimento della centralità della Polizia locale, il tentativo di superare questa frammentazione normativa che è posto nella delega e l'avvio di un percorso di riordino complessivo. Questi, sul piano dei principi, sono principi giusti, sono aspetti che giustificano un nostro atteggiamento, che non è pregiudizialmente contrario. Però, concludo con un invito al Governo: noi presenteremo pochi emendamenti, ma saranno emendamenti qualificati, puntuali, mirati, tra questi una più precisa delimitazione della delega, il rafforzamento del modello di sicurezza integrata e soprattutto una scelta chiara, cioè evitare - lo ribadisco - ogni estensione nell'uso delle armi al di fuori del servizio della Polizia locale, oltre al tema fondamentale delle risorse. Chiediamo al Governo di favorire l'approvazione di questi correttivi, perché una buona riforma della sicurezza urbana si costruisce con equilibrio, con rigore, con responsabilità e in un quadro concertato tra le forze politiche del Parlamento.
Quindi, signor Presidente, noi consideriamo la sicurezza dei cittadini un bene primario. Vogliamo che la prevenzione, che riteniamo essenziale, sia integrata anche con gli elementi di controllo e di repressione, qualora necessari, ma in un quadro integrato e di tutela delle libertà e della struttura, della tenuta del quadro civile del Paese - ma lo è anche la qualità delle scelte legislative con cui perseguiamo l'obiettivo della sicurezza. È su questo equilibrio che si misura la serietà del legislatore ed è su questo terreno che noi continueremo a dare il nostro contributo non pregiudiziale. Infatti, noi siamo una forza politica e abbiamo una storia che guarda alla sicurezza come a un bene sociale e questo bene sociale, questo obiettivo civile di garanzia delle persone, delle famiglie e dei lavoratori sul territorio e nei posti di lavoro si costruisce con politiche complesse e non con parole d'ordine unilaterali, attraverso politiche repressive ed estensione dell'uso delle armi.
Ci vogliono approcci complessi e noi li proponiamo anche in questo provvedimento che, però, tende a limitare la delega al Governo, perché parliamo di questioni puntuali, che sono questioni su cui il Parlamento non può ritirare la sua responsabilità.